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Invasioni barbariche

401 d.C. - 476 d.C.

Irruzione improvvisa di un popolo di guerrieri all'interno del popolo romano, i “barbari”, poco civilizzati.
L'estrema agonia di Roma iniziò quando, intorno al 395, i Visigoti si ribellarono. La morte di Teodosio I e la divisione definitiva dell'impero romano d'Occidente e d'Oriente tra i due suoi figli Onorio I e Arcadio, portò il generale visigoto Alarico a rompere l'alleanza con l'impero ed a penetrare attraverso la Tracia fino ad accamparsi sotto le mura di Costantinopoli. Contemporaneamente gli Unni invasero la Tracia e l'Asia Minore mentre i Marcomanni la Pannonia.
Pochi anni più tardi, i tentativi di Alarico ottennero un importante successo. Grazie soprattutto alla morte di Stilicone, unico baluardo della romanità, egli riuscì a penetrare in Italia ed mettere a sacco la stessa Roma. A quella data, già da alcuni anni, la capitale imperiale si era trasferita a Ravenna, ma qualche storico candida il 410 quale possibile data della vera caduta dell'impero romano.Privato di Roma e di molte delle sue precedenti province, con un'impronta germanica sempre più marcata, l'impero romano degli anni successivi al 410 aveva davvero poco in comune con quello dei secoli passati. Nel 410, la Britannia era ormai andata perduta definitivamente, come pure grossa parte dell'Europa occidentale fu messa alle strette "da ogni genere di calamità e disastri", finendo in mano a regni romano-barbarici formatisi all'interno dei suoi originari confini e comandati da Vandali, Svevi, Visigoti e Burgundi.
Vi fu solo un timido tentativo di ripristinare l'antico splendore di Roma da parte del magister militum Ezio, che riuscì a fronteggiare provvisoriamente i barbari fino al 451, quando batté gli Unni di Attila grazie ad una coalizione di genti germaniche federate. La morte di Ezio nel 454 portò alla successiva fine nell'arco di un venticinquennio ed a un nuovo sacco di Roma nel 455.
Il 476 sancì infatti la fine formale dell'Impero romano d'Occidente. In quell'anno, Flavio Oreste rifiutò di pagare i mercenari germanici al suo servizio. I mercenari insoddisfatti, inclusi gli Eruli, si rivoltarono. La rivolta era capeggiata dal barbaro Odoacre. Odoacre e i suoi uomini catturarono e uccisero Oreste. Poche settimane dopo, Ravenna, la capitale dell'Impero, cadde e l'ultimo imperatore Romolo Augusto venne deposto. Questo evento viene tradizionalmente considerato la caduta dell'Impero romano, almeno in Occidente. Tutta l'Italia era in mano a Odoacre, il quale mandò le insegne Imperiali all'imperatore d'Oriente Zenone.

Impero romano d'Oriente

476 d.C - 565 d.C.

La suddivisione dell'Impero romano in territori governati separatamente iniziò con il sistema tetrarchico, creato alla fine del III secolo dall'imperatore Diocleziano, che divise l'impero in quattro parti, due delle quali affidate ai Cesari, Galerio e Costanzo Cloro, e le altre due affidate agli Augusti, Diocleziano e Massimiano. Tale prima suddivisione ebbe tuttavia finalità esclusivamente burocratiche, amministrative, o legate a una più razionale difesa delle frontiere. La tetrarchia ebbe termine quando nel 324 Costantino, figlio di Costanzo Cloro, riunificò nuovamente la carica imperiale nelle sue mani, dopo essere riuscito a sconfiggere Licinio presso Crisopoli.

Il problema di assicurare la difesa dei confini rendeva tuttavia indispensabile che la corte imperiale si stabilisse in luoghi più vicini ad essi: a causa della sua posizione strategica, Costantino scelse l'antica città greca di Bisanzio per edificare una nuova capitale, la cui costruzione fu completata nel 330. Il regno ebbe un impatto mondiale, costituendo un'epoca distinta della storia dell'Impero bizantino e della Chiesa Ortodossa d'Oriente. Giustiniano fu un uomo di insolita abilità nel lavoro e possedeva un carattere moderato affabile e vitale, diventando privo di scrupoli e scaltro quando occorreva. Fu l'ultimo imperatore a tentare di restaurare l'Impero romano, impadronendosi di gran parte dei territori che facevano parte dell'Impero romano d'Occidente; a questo scopo diresse le sue grandi guerre e la sua colossale attività di costruzione. Partendo dalla premessa che l'esistenza del bene comune era affidata alle armi e alla legge, prestò particolare attenzione alla legislazione e scrisse quello che sarebbe diventato un monumento a sua perenne memoria, codificando il diritto romano nel Corpus iuris civilis. Nel 535, Giustiniano fondò Giustiniana Prima, nei pressi della sua città natale.

Monachesimo

529 d.C.

Mentre le invasioni barbariche rendevano drammatiche le condizioni di vita delle popolazioni dell'Impero Romano d'Occidente, andarono costituendosi e prendendo vigore diverse istituzioni ecclesiastiche e religiose, che presto si sarebbero rivelate forze costruttive di una nuova civiltà. Tra esse il monachesimo, nei secoli che vanno dal IV all'VIII, è forse la più importante.
All'incirca negli stessi anni in cui i giuristi bizantini, per ordine di Giustiniano, lavoravano alla sistemazione del diritto civile romano nel Corpus iuris civilis, San Benedetto gettava le fondamenta della nuova società monastica, con la compilazione della sua Regola. La regola benedettina è informata tutta allo spirito pratico dell'antica Roma, fondendolo armonicamente con la spiritualità cristiana. Per Benedetto i monaci non debbono essere soltanto dei contemplanti: il loro motto dovrà essere ora et labora. La regola fu scritta originariamente per il solo monastero di Montecassino, ma venne presto adottata come regola per eccellenza del monachesimo cattolico.
Mentre il mondo occidentale è sconvolto dalle invasioni barbariche, i monasteri benedettini creano un nuovo tipo di società basata, anziché sul concetto romano della proprietà privata, su quello cristiano della solidarietà collettiva. I monaci coltivano le terre circostanti al monastero, o almeno le fanno coltivare dai propri coloni, difendendole dall'abbandono e dall'inselvatichimento. Attorno a loro si raggruppano in cerca di protezione famiglie coloniche, che trovano rifugio all'ombra del monastero. Il monastero diventa così il centro di un piccolo mondo economico auto-sufficiente; anche i prodotti artigianali o industriali necessari alla sua esistenza vengono prodotti al suo interno da monaci o da servi ministeriales, dipendenti dal monastero. Il sovrappiù della produzione viene posto in vendita; così, non di rado, attorno al monastero sorge anche un centro di scambi commerciali, un mercato, una fiera

I Longobardi

568 d.C.

Entrati a contatto con il mondo bizantino e la politica dell'area mediterranea, nel 568, guidati da Alboino, si insediarono in Italia, dove diedero vita a un regno indipendente che estese progressivamente il proprio dominio sulla massima parte del territorio italiano continentale e peninsulare. Il dominio longobardo fu articolato in numerosi ducati, che godevano di una marcata autonomia rispetto al potere centrale dei sovrani insediati a Pavia; nel corso dei secoli, tuttavia, grandi figure di sovrani come Autari, Agilulfo (VI secolo), Rotari, Grimoaldo (VII secolo), Liutprando, Astolfo e Desiderio (VIII secolo) estesero progressivamente l'autorità del re, conseguendo progressivamente un rafforzamento delle prerogative regie e della coesione interna del regno. Il Regno longobardo, che tra il VII e l'inizio dell'VIII secolo era arrivato a rappresentare una potenza di rilievo europeo, cessò di essere un organismo autonomo nel 774, a seguito della sconfitta subita a opera dei Franchi guidati da Carlo Magno.
Nel corso dei secoli, i Longobardi, inizialmente casta militare rigidamente separata dalla massa della popolazione romanica, si integrarono progressivamente con il tessuto sociale italiano, grazie all'emanazione di leggi scritte in latino (Editto di Rotari, 643), alla conversione al cattolicesimo (fine VII secolo) e allo sviluppo, anche artistico, di rapporti sempre più stretti con le altre componenti socio-politiche della Penisola (bizantine e romane). La contrastata fusione tra l'elemento germanico longobardo e quello romanico pose le basi, secondo il modello comune alla maggior parte dei regni latino-germanici altomedievali, per la nascita e lo sviluppo della società italiana dei secoli successivi.

L'Islam e la sua espansione

622 d.C.

Nel VI secolo, la Penisola arabica era abitata, nelle sue aree centrali e settentrionali, da tribù nomadi indipendenti mentre in quelle meridionali erano attive culture sedentarie dedite al commercio. I beduini, abitanti della steppe arabe, erano invece dediti al piccolo e grande nomadismo a causa del loro speciale modo di sussistenza che si basava strettamente sull'allevamento e sulla razzia ai danni di altri gruppi, nomadi e non, e delle carovane dei mercanti. Gli Arabi erano in massima parte politeisti e la Ka'ba di Mecca, nella regione del Hijāz, era un santuario (bayt) cui giungevano annualmente pellegrini provenienti da tutta la Penisola araba, per motivi principalmente religiosi ma anche commerciali, favoriti come essi erano dalla tregua che caratterizzava il hajj preislamico.[9] All'inizio del VII secolo, Maometto riuscì a fare degli arabi una nazione, fondando uno Stato teocratico. I successori politici di Maometto, i califfi, avviarono una rapida espansione territoriale, che seppe sfruttare le debolezze dell'Impero bizantino e di quello persiano sasanide, indeboliti dal conflitto sopraccitato, che sottovalutarono i beduini.

I Franchi

751 d.C.

Il regno dei Franchi, sotto Clodoveo, della dinastia dei Merovingi, si espanse, sconfiggendo Alamanni e Visigoti. Verso la fine del V secolo Clodoveo si convertì al cristianesimo romano, riconoscendo l'autorità del papato. In tal modo i Franchi evitarono contrasti con la locale aristocrazia gallo-romana e ottennero l'appoggio dei vescovi. Già alla morte di Clodoveo il regno dei Franchi si spaccò. Si formarono, fra VI e VII secolo, i regni di Austrasia, Neustria e Borgogna, governati da esponenti della dinastia merovingia. Le varie branche della famiglia merovingia si resero spesso protagoniste di conflitti interni, mentre il potere dei Merovingi si affievoliva a favore dei cosiddetti maestri di palazzo, che presero il potere de facto durante il VII secolo. Alcuni dei maestri di palazzo più influenti furono i Pipinidi, discendenti di Pipino di Landen.

Il potere della dinastia si rinsaldò con la leggendaria vittoria di Carlo Martello alla battaglia di Poitiers del 732 (o 733) sui musulmani di al-Andalus, evento considerato dalla storiografia tradizionale come il freno all'avanzata musulmana in Europa. In realtà questo episodio non va sopravvalutato e le incursioni infatti non terminarono negli anni successivi. Per le ambizioni di Carlo Martello, però, lo scontro dimostrava la sua capacità di ergersi a "difensore della Cristianità". La dinastia carolingia, nome con cui sono conosciuti i successori di Carlo Martello, prese ufficialmente il potere sui regni di Austrasia e Neustria nel 751 con Pipino il Breve. Papa Stefano II consacrò personalmente Pipino, legittimando il suo potere. La propaganda pipinide coniò in questo periodo la definizione di "re fannulloni" per i Merovingi, esaltando al contempo la vittoria di Carlo Martello sui musulmani.
Alla morte di Pipino il Breve nel 768, i suoi due figli Carlo Magno e Carlomanno si spartirono l'eredità. Quando Carlomanno morì per cause naturali, Carlo Magno si ritrovò a essere l'unico re dei Franchi.

Carlo Magno

800 d.C. - 814 d.C.

Carlo Magno intraprese dal 774 un'espansione sistematica che avrebbe unificato buona parte dell'Europa occidentale nell'Impero carolingio, controllando l'attuale Francia, l'Italia settentrionale e la Germania occidentale. L'incoronazione imperiale di Carlo Magno nella notte di Natale dell'800 segnò un punto di svolta nella storia medievale. L'assunzione del titolo imperiale da parte di Carlo Magno peggiorò inoltre le relazioni con l'Impero bizantino, che non riconobbe l'avvenimento.
Carlo Magno dette impulso a una vera e propria riforma nei vari ambiti culturali (in architettura, nelle arti filosofiche, nella letteratura, nella poesia) che è stata definita dagli storici novecenteschi "Rinascita carolingia". Istituì la schola palatina presso il palazzo reale di Aquisgrana, diretta da Alcuino di York, e favorì l'insegnamento delle arti secondo la divisione nel trivium, e nel quadrivium, in un rinnovato interesse per gli studi classici. In generale ripresero vigore le scuole presso le sedi vescovili, le scuole cattedrali, e nei monasteri. È nel periodo carolingio che venne elaborata una nuova forma di scrittura, la minuscola carolina, per facilitare il lavoro di copia degli amanuensi e la lettura dei testi essenziali, costituendo la base di ogni successiva corsiva minuscola.

Rinascita dell'anno mille

1000

L'espressione rinascita dell'anno Mille designa una fase storica del Basso Medioevo caratterizzata da una rinnovata religiosità ma soprattutto da uno sviluppo economico che comportò cambiamenti evidenti nella vita sociale.

Chiesa - Impero

1076

Sin dall'alto Medioevo la chiesa esercitava un controllo non solo religioso, ma anche politico ed economico sul territorio.
Nel sinodo di Worms (1076) l'imperatore Enrico IV dichiarò il papa deposto, mentre Gregorio VII scomunicò e depose l'Imperatore sciogliendo i suoi sudditi dall'obbedirgli. A causa della ribellione dei grandi feudatari tedeschi, Enrico IV si recò nel 1077 davanti al castello di Canossa per ottenere il perdono del Papa con la mediazione della contessa Matilde (umiliazione di Canossa). Ottenuto il perdono, Enrico IV nominò un antipapa e occupò Roma nel 1084. Gregorio VII fuggì sotto la protezione dei Normanni e morì alcuni mesi dopo. I problemi rimasero irrisolti fino al 1122, quando papa Callisto II e il nuovo imperatore Enrico V firmarono il concordato di Worms, che regolamentò le nomine dei vescovi e degli abati nei territori imperiali.

Le crociate

1096 - 1260

A partire dal XI secolo d.C. migliaia di guerrieri partirono alla riconquista di Gerusalemme e della Terra Santa, cadute secoli prima nelle mani dei musulmani. Furono chiamati crociati perché portavano sul petto il segno della croce.
Il primo gruppo ad affrontare il lungo viaggio verso Gerusalemme era composto da mille contadini provenienti da Francia e Germania. Questi primi crociati, però, male organizzati e senza preparazione militare, furono subito sconfitti. Nel frattempo i cinque eserciti ufficiali della prima Crociata, ciascuno guidato da un nobile, avevano lasciato la Francia e l’Italia nell’agosto del 1096. Dopo aver raggiunto Costantinopoli (oggi Istanbul), capitale dell’impero bizantino, si diressero verso il territorio turco, e nei due anni successivi riportarono molte importanti vittorie.

Infine, nel giugno del 1099, un esercito di crociati formato da circa 20.000 uomini raggiunse Gerusalemme e si preparò ad attaccare. A quel tempo i dominatori della città non erano i turchi, bensì gli egiziani: poiché anch’essi erano musulmani, i crociati ritennero giusto combatterli ugualmente. Quando conquistarono la città, il 15 luglio, i crociati uccisero la maggior parte degli abitanti – uomini, donne e bambini. Questo episodio è conosciuto come il Sacco di Gerusalemme.
Per molti anni i musulmani non furono abbastanza forti per contrattaccare. Ma un nuovo sultano, Imad ad-Din Zengi, salì al potere in Siria e pian piano ricostituì l’esercito. Nel 1144, Imad sconfisse i cristiani a Edessa, e papa Eugenio III decise di indire una seconda Crociata. Nel 1147 partirono due grandi eserciti di crociati: uno era guidato dal re di Francia Luigi VII, l’altro dall’imperatore tedesco Corrado III. Ma in Turchia le armate di Corrado subirono una sconfitta disastrosa.Quando i francesi si ricongiunsero a ciò che restava dei soldati tedeschi, i due eserciti non riuscirono a conquistare alcuna vittoria in Terra Santa.
Verso il 1170 salì al potere in Medio Oriente un nuovo sultano, Saladino.
Saladino era determinato a riportare Gerusalemme sotto il controllo dei musulmani. Nel 1187 mise insieme un esercito di circa 60.000 uomini, e il 4 luglio sconfisse i cristiani in una piccola località chiamata Hattin, presso il Lago di Tiberiade, in Galilea. Le armate musulmane spazzarono l’intero paese, riportando una vittoria dopo l’altra. Infine, nell’ottobre dello stesso anno, conquistarono anche Gerusalemme. La terza crociata cominciò ad andar male quando Federico morì annegato in Turchia mentre guadava un fiume e la maggior parte dei suoi soldati tornò in Germania. Intanto, le pessime condizioni del tempo avevano rallentato il cammino di Riccardo e di Filippo, che non riuscirono a raggiungere la Terra Santa fino al 1191.
Durante il Medioevo furono indette altre cinque grandi Crociate, ma nessuna ebbe particolare successo. Nel corso della quarta Crociata (1202-1204) gli eserciti cristiani, assetati di denaro e ricchezze, saccheggiarono la città di Costantinopoli, disonorando se stessi e lo scopo per cui si trovavano là.

I Comuni

1200

Dall’XI al XIV secolo le città italiane conobbero un periodo di grande sviluppo e si trasformarono in importanti centri economici e politici: i comuni. L’età comunale non si verificò solo in Italia, ma interessò tutta l’Europa occidentale, anche se in forme diverse.
Lo sviluppo economico portò alla nascita di un nuovo ceto urbano, formato da mercanti, artigiani, professionisti e da contadini fuggiti dalle campagne, dove ancora forte era il potere della nobiltà feudale. All’interno delle mura cittadine, la borghesia urbana (la parola deriva da borgo) diede vita a nuove forme di governo per proteggersi dal potere dell’aristocrazia feudale (che ancora imponeva divieti e tributi) e anche dall’autorità dell’imperatore e del papa, che rappresentavano i due centri di potere del mondo medievale.
I primi comuni nacquero alla fine dell'XI secolo in Italia settentrionale. A differenza delle città europee, i centri urbani italiani erano abitati anche da una parte della nobiltà feudale. L’aristocrazia, abituata da tempo a detenere il potere, approfittò presto dell’indebolimento dei vescovi e dei rappresentanti imperiali per pretendere una maggiore autonomia politica.
Fu dunque per iniziativa dell’aristocrazia cittadina che alla fine dell’XI secolo sorsero in Italia i primi comuni. Essi nascevano comunque da un patto sottoscritto da tutti i cittadini per difendere i propri diritti.

Federico II

1220 - 1250

L'imperatore Federico II, che era anche re di Sicilia, cercò di rafforzare il controllo sul Regno e sull'impero. Nel Regno di Sicilia rinsaldò il potere monarchico stabilendo che le leggi promulgate dal sovrano dovevano prevalere su qualsiasi consuetudine. L'imperatore tentò, inoltre, di imporsi suprema autorità universale, provocando la reazione agguerrita sia dei comuni e sia dei pontefici. A pcoo valsero i tentativi di Federico di ingraziarsi il papato. Nella sesta crociata egli stipulò un accordo coi musulmani che indispettì il papa. L'imperatore fu più volte scomunicato. Morì nel 1250 con il definitivo fallimento del progetto universalistico degli Svevi.

Le Signorie

1300

Verso la metà del XIII secolo, la vita politica dei comuni, nonostante la crescente ricchezza economica, divenne ogni giorno più instabile. Le famiglie più ricche e potenti cercavano continuamente di impadronirsi del potere, per amministrare la città a proprio vantaggio. Per porre fine a queste lotte continue, i rappresentanti più influenti delle corporazioni decisero di affidare l’incarico di capitano del popolo a una sola persona. Il Signore, eletto dai cittadini, proveniva spesso dalla famiglia più ricca e potente della città; a lui era affidato il compito di governare in modo autorevole e imparziale, di eliminare i soprusi e le lotte interne.
Nacque così la signoria, una forma di governo che concentrava tutti i poteri nelle mani di una sola persona, che li trasmetteva poi ai suoi eredi. Il papa e l’imperatore riconobbero in genere l’autorità dei signori e delle loro famiglie, e concessero loro i titoli nobiliari di principe, conte, duca, ecc.
Nel corso del Trecento alcuni comuni come Milano, Verona, Padova, Treviso, Mantova, Ferrara, Firenze, si trasformarono in Signorie. Le ricche e potenti famiglie aristocratiche di origine feudale imposero con facilità la loro autorità.

Così fu per la famiglia Visconti di Milano, che nel 1395 ottenne dall’imperatore il titolo ducale, o per i Gonzaga, signori di Mantova, o ancora per i Montefeltro, signori di Urbino e per gli Estensi, signori di Ferrara.

Diverso fu il caso di Firenze, dove le radici comunali erano molto più forti e sentite da tutta la cittadinanza. Qui infatti il processo di trasformazione fu più lento e solo nel Quattrocento la famiglia Medici riuscì a imporsi sulle altre famiglie di ricchi mercanti e banchieri.

Guerra dei cent'anni

1337 - 1453

La guerra dei cent'anni fu un conflitto tra il Regno d'Inghilterra e il Regno di Francia che durò, non continuativamente, 116 anni - dal 1337 al 1453 - e che si concluse con l'espulsione degli inglesi da tutti i territori continentali, fatta eccezione per la cittadina di Calais.
Il conflitto fu costellato da tregue molto brevi e interrotto da due veri e propri periodi di pace della durata rispettivamente di 9 e 26 anni, che lo dividono in tre fasi principali, la guerra edoardiana (1337-1360), la guerra carolina (1369-1389) e la guerra dei Lancaster (1415-1429), alle quali deve essere aggiunta la fase conclusiva della guerra (1429-1453). Tale suddivisione è tipica della storiografia anglosassone, mentre altre periodizzazioni prevedono una divisione in una prima (1337-1389) e in una seconda fase (1415-1453).
Militarmente, la guerra vide la nascita di nuove armi e nuove tattiche, le quali segnarono l'abbandono degli eserciti organizzati su base feudale e incentrati sulla forza d'urto della cavalleria pesante. Sui campi dell'Europa Occidentale videro la luce eserciti professionali, per la prima volta dai tempi dell'Impero romano. Si trattò, d'altra parte, del primo conflitto in cui si usarono le armi da fuoco. Inghilterra e Francia alla fine del conflitto apparivano molto differenti rispetto a prima.
Tra il 1455 e il 1485 l'Inghilterra fu lo scenario della guerra delle due rose, una sanguinosa lotta dinastica combattuta tra il Casato dei Lancaster e il Casato di York, chiamata così dagli emblemi dei due casati. La guerra finì nel 1485 quando Enrico Tudor, discendente dei Lancaster ma maritato a una York, vinse la battaglia di Bosworth e si fece incoronare come Enrico VII.
Grossi stravolgimenti si ebbero anche in Francia: l'autorità regia, rappresentata dai balivi, si estese a tutto il territorio e si creò una fiscalità centrale. Luigi XI, dopo aver sciolto la Lega del bene pubblico, si scontrò con il duca di Borgogna Carlo il Temerario. Carlo fu ucciso nel 1477, e nel 1482 il ducato di Borgogna passò al regno di Francia.

Grande scisma

1378 - 1418

Nel 1378, dopo il ritorno del papato a Roma, si giunse al grande scisma d'Occidente. C'erano due pontefici, uno romano e uno avignonese, ciascuno con il suo collegio cardinalizio, che si lottavano scomunicandosi a vicenda e cercando di far valere la propria posizione sulla cristianità. Una soluzione al problema sembrò il ricorso a un nuovo strumento, il conciliarismo, cioè la convocazione di un'assemblea di vescovi frequente, indispensabile per la scelta di questioni teologiche e disciplinari più importanti e addirittura superiore alla volontà del singolo pontefice nei casi più decisi. Nel 1414 il re di Germania Sigismondo di Lussemburgo-Boemia convocò un concilio a Costanza, per discutere la ricomposizione dello scisma, che portò nel 1417 alla deposizione dei tre papi e l'elezione di Martino V, un nobile cardinale romano. Con il documento dell'Haec Santa si stabilì inoltre che un concilio sarebbe dovuto essere indetto ogni 5 anni e fu stabilita la superiorità del concilio sul papa stesso. Il conciliarismo, che toglieva potere al pontefice, non era ben visto dai prelati più vicini alla curia romana, né dal nuovo papa stesso, anche se il peso del successo di Costanza impediva qualsiasi deroga al nuovo principio, nonostante anche le difficoltà obiettive che tali grandi riunioni comportavano, considerando anche le vie di comunicazione e le condizioni di viaggio dell'epoca, sommate alla lunghezza dei lavori conciliari che mancavano della tempestività necessaria per certe decisioni.

Fine del medioevo

1492

La caduta di Costantinopoli determinò il passaggio ai Turchi del controllo delle preziose merci che giungevano in Europa dall'Asia. Nacque così in tutto il continente l'esigenza di trovare vie alternative per giungere in India e in Cina. Le nuove innovazioni e i fondamentali progressi nella navigazione e nella cartografia permisero le grandi esplorazioni compiute nel Quattrocento da spagnoli e portoghesi tra cui quella di Bartolomeo Diaz che raggiunse il Capo di Buona Speranza e quella di Vasco da Gama che nel 1497 raggiunge Calcutta. Queste conquiste vennero promosse dal re portoghese Enrico il Navigatore, che aveva riunito nel sud del Portogallo un vero e proprio centro studi con cartografi, geografi e astronomi.
Ma l'impresa più celebre e significativa è senza dubbio quella compiuta da Cristoforo Colombo che il 12 ottobre 1492 raggiunse il continente americano. Dopo essersi rivolto inutilmente al re portoghese, che era interessato alla navigazione orientale, Colombo si trasferì in Spagna cercando l'appoggio dei re cattolici, predicando la necessità di raggiungere l'Asia e il Gran Khan mongolo (in realtà sostituito dalla dinastia Ming già nel XIV secolo) per allearsi con lui contro i Turchi. Dopo la conquista del Sultanato di Granada da parte degli spagnoli, che pose fine al dominio arabo su territori europei, Colombo ottenne l'appoggio alla spedizione dai sovrani che gli concessero i titoli di ammiraglio, di viceré e di governatore delle terre che avesse scoperto. Il 3 agosto partì dal porto di Palos con due caravelle e una caracca. Il 12 ottobre Colombo avvistò un'isola che lui credeva del Cipango, ma che si trovava invece nelle Bahamas. In altre spedizioni successive Colombo arrivò a Cuba e su Hispaniola (Haiti), anch'egli pensava fosse il Catai, la Cina descritta da Marco Polo. La bolla Inter Caetera di Papa Alessandro VI e poi il trattato di Tordesillas divisero le terre del Nuovo Mondo tra l'Impero spagnolo e l'Impero portoghese

Riforma protestante

1517

Martin Lutero diede inizio alla Riforma nel 1517. Si ribellò alla Chiesa cattolica e stabilì il proprio ideale di una cristianità protestante. Lutero non credeva che si potesse ottenere il perdono per i propri peccati da un prete, o grazie a un’indulgenza. Egli pensava invece che ciascuno dovesse stabilire un proprio patto con Dio. Il modo per farlo era studiare la Bibbia e vivere secondo la fede. Questa pratica era chiamata “salvezza per fede”. Egli riteneva che il fedele non avesse bisogno del papa, dei sacerdoti e della Chiesa, perché essa non aveva alcuna origine divina.

Nel 1520 papa Leone X concesse 20 giorni a Lutero per ritirare le sue idee, altrimenti lo avrebbe scomunicato ed espulso dalla comunità cristiana. Lutero fu allora convocato dall’imperatore Carlo V per rinnegare pubblicamente le proprie tesi. Lutero rifiutò e fu condannato per eresia. Riuscì a salvarsi dalla condanna a morte grazie al sostegno del potente Principe di Sassonia, che organizzò un finto rapimento per farlo sparire e lo nascose nel suo castello a Warburg. Insieme al Principe di Sassonia, altri stati tedeschi si convertirono alla nuova religione protestante, sottraendosi così all’autorità del papa e dell’imperatore.

Lutero e i suoi seguaci avevano sempre sperato di ritornare in seno alla Chiesa cattolica. Ma, dopo la morte di Lutero, tra gli stati cattolici e quelli protestanti dell’impero germanico scoppiò la guerra. Nel 1547 i protestanti furono sconfitti dall’esercito di Carlo V nella battaglia di Mühlberg, dopo di che furono perseguitati. Nel 1555, con la pace di Augusta, Carlo V riconobbe e accettò la divisione che era stata causata dalla Riforma, e permise ai principi e ai loro popoli di abbracciare la fede luterana. Grazie alla pace di Augusta, il Sacro Romano Impero conobbe cinquant’anni di pace.

Controriforma

1563

Mentre la Riforma si diffondeva in tutta Europa, e tra cattolici e protestanti scoppiavano guerre sanguinose, la Chiesa cattolica capì che era giunto il momento di dare una risposta al desiderio di rinnovamento espresso sia da una parte del clero sia dai fedeli. Era inoltre necessario cercare di arginare il diffondersi del protestantesimo e salvaguardare l’unità dei cristiani, o almeno quel che ne rimaneva dopo la predicazione di Lutero e di Calvino. Questo movimento prese il nome di Controriforma, cioè “Riforma contro la Riforma protestante”.

Il primo papa a impegnarsi nella Riforma fu Paolo III, eletto nel 1534. Egli decise la formazione di nuovi ordini religiosi, ad esempio i gesuiti, per rendere più efficace la predicazione e l’insegnamento della dottrina cattolica. Nel 1542 istituì l’Inquisizione romana, un organismo che doveva combattere il diffondersi del protestantesimo e dell’eresia. Infine, nel 1545 convocò il Concilio di Trento, un’assemblea di tutti i vescovi della Chiesa che durò fino al 1564 e che prese importanti decisioni sia sui punti della fede cattolica sia sull’organizzazione della Chiesa stessa.